Perchè il Compleanno è una Cosa Seria

Ossia, di come l’Età Industriale ci abbia insegnato quanti anni abbiamo

🎵 Tanti auguri a te

Tanti auguri a te 🎵

🎵 Tanti auguri Mappe per Alieni

Tanti auguri a teeee. 🎵

Sul tavolo, proprio davanti al* festeggiat*, c’è una torta coperta di candeline1. La fiamma tremola e scioglie lentamente la cera. Gli occhi sono chiusi. Un respiro profondo, trattenuto, e poi, improvvisamente un desiderio silenzio fa sparire le fiammelle in un soffio. È il momento dei regali.

Photo by samaraagenstvo feeria on Pexels.com

Che sia in Italia, Malesia o Argentina questa piccola serie di passaggi caratterizza (verosimilmente2) tutte le feste di compleanno del mondo. Uguale uguale? Bhe, no. Ci sono variazioni, contaminazioni, ibridamenti. In Cina spesso si mangiano noodles come augurio di una lunga vita. In Messico si rompe una pignatta (piñata). Altri posti hanno altre usanze. E poi ci sono variazioni regionali, famigliari, personali. Idiosincrasie. Tuttavia, se su una mappa del mondo si illuminassero dei punti luminosi, come le foto fatte di notte dal satellite, per ogni posto dove non si celebra il compleanno oggi con la congiunzione di torta, candeline, desiderio, canzoncina e regali, avremmo un’immagine quasi totalmente buia.

Eppure, i miei bisnonni e bisnonne mica sapevano esattamente la data del loro compleanno. Uno mica poteva andare all’anagrafe in città ogni volta che nasceva un* bambin*. Si aspettava. Ed appena c’era qualche faccenda da sbrigare si sistemava anche quello. Generazioni intere, migliaia di miliardi di persone prima di noi, così come un sorprendentemente alto numero di persone oggi, sono vissute e sono morte senza avere la più pallida idea della data della loro nascita. Tutti tutti? Bhe, non proprio. Esistono società che alla data di nascita davano grande importanza, per motivi astrologici, cosmici o di equilibrio sociale. In molti Paesi dell’”Estremo Oriente”, dalle coste del Vietnam ai ghiacci della Kamčatka, era ad esempio costume che tutti i nati dentro un certo periodo (tendenzialmente un anno) festeggiassero tutti insieme il compleanno a capodanno. Ugualmente esistono e sono esistite società che demarcavano il passaggio dall’età giovane a quella adulta con riti specifici. Riti che però solitamente non sono direttamente collegati all’età anagrafica delle persone quanto a certe caratteristiche biologiche (menarca, crescita della barba, perdita dei capelli, etc.) o sociali (matrimonio, etc.) che le inseriscono in una nuova fase di vita.

Perché per noi, lettori/trici e scrittore di questo testo, è diverso? Per via dell’Età Industriale. Una fabbrica è un sistema estremamente complesso fatto di una infinità di passaggi e operazioni. Per il proprietario, per far andare il proprio business a gonfie vele, questo significa trovare il modo migliore per coordinare tutti i vari processi produttivi così come le persone e gli oggetti che questi coinvolgono. Per fare si che i carichi arrivassero sempre puntuali, che i turni di lavoro avessero durate uguali e standardizzate, e che tutto questo fosse prevedibile per poter pianificare una strategia è stato necessario cambiare il tempo. La sua concezione. Se fino a poco prima erano i fenomeni naturali (le stagioni, il ciclo della luna, della luce solare, etc.) e biologici a scandire le varie fasi della vita si entrava ora nel dominio dell’orologio. Ossia l’espressione di un tempo puramente convenzionale, arbitrario ed intersoggettivo utile per permettere agli individui di accordarsi tra loro basandosi su un’entità divisa in parti sempre uguali, quantificabili e precise. Il fatto che si tratti di un’entità assolutamente arbitraria lo si vede ancora nella difficoltà con cui in fisica si è stabilita la definizione del secondo dentro la Conferenza Generale dei Pesi e delle Misure. Se non fossimo riusciti a calcolare il tempo di decadenza degli atomi saremmo forse ancora in alto mare3.

Photo by Bob Clark on Pexels.com

L’Età Industriale non ha però portato con sé solamente l’idea di un tempo autonomo e slegato dalla vita singola degli individui ma anche un secondo più potente, e temibile, strumento: la burocrazia. Seguendo la necessità di controllare, misurare, stabilire, ordinare e sorvegliare che l’organizzazione di un sistema così complesso comporta, sia dentro la fabbrica che dentro lo stato, il Papierkram (come si dice in tedesco, cioè le cianfrusaglie di carta = le scartoffie) è diventato una costante nella vita delle persone. Conoscere la precisa data di nascita degli individui non è più solo una possibilità allora, ma una necessità; una delle tante informazioni raccolte insieme a residenza, altezza e altre caratteristiche individuali utili ad identificare le persone. Siamo agli albori della diffusione capillare del biopotere statale, come direbbe Foucault.

Giunti a questo punto, grosso modo tra fine ottocento ed inizio novecento, la maggior parte degli individui si è così trovata con un momento preciso della storia in cui collocare la propria nascita, un momento inserito dentro un tempo che procedeva in maniera lineare secondo una scala assoluta, oltre-soggettiva (nel senso che non dipende dal singolo per la sua misurazione) e standardizzata.

Come si è arrivati però alla festa? Ovviamente si tratta di qualcosa che viene da lontano. A quanto pare già antichi greci e romani la celebravano entro centri limiti, salvo poi venire abolita dal cristianesimo come rito pagano e tornare sotto forma di celebrazione delle personalità importanti durante l’età moderna. Io personalmente credo sia questo l’aspetto fondamentale. Il punto di una festa di compleanno, o un avversario, è mettere degli individui o delle istituzioni al centro e celebrarli. Ognuno ambisce ai suoi 15 minuti di celebrità, disse Andy Warhol. E la festa del compleanno permette di averne almeno 15 per ogni anno che si vive. Al contempo, la partecipazione alla festa è un ottimo spunto per mettere in atto quel meccanismo di reciprocità tanto caro agli/alle antropolog* e che fonda il riconoscimento sociale delle altre persone come proprie pari. Probabilmente è questa la motivazione per cui la festa di compleanno si è diffusa anche in contesti dove all’individuo viene ascritto un ruolo molto meno centrale nella vita collettiva. Per di più, in quei pochi casi laddove ci sono critiche al compleanno queste riguardano non riguardano tanto caratteristiche precise della festa quanto l’essere l’ennesima tradizione degenerata dell’”Occidente”. Specialmente nei suoi aspetti capitalistici e commerciali. Che la festa del compleanno esista solo per fornire al “mercato” un ennessimo punto di sbocco appare tuttavia un po’ semplicistico, per quanto probabile: minimizza infatti tutto il complesso sistema di reti e rimandi simbolici dentro cui gli esseri umani si muovono.

Le domande in antropologia infatti spesso non riguardano soltanto il perché, ma anche il come. E nel caso specifico dei compleanni anche il “con chi”. Siamo lieti4 allora di avere oggi l’occasione di festeggiare con un team – alfabeticamente: Francesca, Francesco, Ludovico, Veronica- che ci sostiene in questa impresa, e senza il cui impegno questo blog e tutti i progetti annessi e connessi non potrebbero esistere. Ugualmente vorremmo cogliere l’occasione per ringraziare tutte quelle persone che durante gli ultimi 730 giorni hanno deciso di dedicarci un po’ del loro tempo, anche solo per leggere messaggi su progetti folli e darci il loro parere. A tutt* voi: GRAZIE. E, last but not least, anche a tutt* voi, care lettrici e cari lettori. Che siate neofiti o nostr* sostenitrici/tori della prima ora sappiate che siete ciò che da un significato ad i nostri sforzi. Grazie per essere qui a festeggiare con noi.

P.S.

Nel caso in cui voleste continuare a festeggiare anche dopo l’articolo abbiamo pensato a voi (parlando di regali e capitalismo). Cliccate qui per una sorpresa che cambierà il vostro outfit estivo. 😉

Riccardo

Note:

1 Quelle di MxA sono oggi sono due.

2 Leggendo qua e là pare sia dappertutto così, ma da antropologo sono un po’ reticente al fare una generalizzazione eccessiva.

3 Un secondo viene definito come “la durata di 9 192 631 770 periodi della radiazione corrispondente alla transizione tra due livelli iperfini, da (F=4, MF=0) a (F=3, MF=0), dello stato fondamentale dell’atomo di cesio-133”.

4 Sofia mi ha intimato di precisare che tutte le affermazioni di questo paragrafo la trovano pienamente d’accordo e voleva unirsi ai ringraziamenti.

Per approfondire:

Foucault, M. Storia della sessualità, Feltrinelli: Milano

Schmitt, J.C. (2012) L’invenzione del compleanno, Laterza: Roma, Bari

Shoham, H. (2021) ” It is about time: Birthdays as modern rites of temporality”, Time & Society, 30(1): 78–99

Thompson, E. P. (1967) “Time, Work-Discipline, and Industrial Capitalism”, Past & Present, 38 (1): 56–97

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